Nanà, ristorante Roma

BENVENUTO

DAL 2004 TRADIZIONE CULINARIA PARTENOPEA

Nanà era venuta alla luce in una casa-cucina, circondata da tende che separavano la zona notte dalla zona giorno che era appunto la cucina. In cucina si svolgeva la vita e in cucina finiva la vita, sempre intorno allo stesso tavolo per gioire o per soffrire.

La madre di Nanà, Donna Amalia, alla morte del marito, sempre da quella cucina aveva tratto sostentamento per crescere i suoi cinque figli. Non cucinava più solo per la famiglia, bensì i suoi piatti "poveri" venivano consegnati agli operai che nelle vicine strade e un po' in tutto il quartiere lavoravano alle ricostruzioni di Napoli del dopoguerra. II piatto caldo di Donna Amalia, chiuso da un altro piatto che faceva da coperchio e ben stretto in un panno annodato, era consegnato sui posto di lavoro e ritirato in un successivo giro dal figlio di turno che prendeva anche le ordinazioni per il giorno successivo.

Così era cresciuta Nanà ed i suoi quattro fratelli. Donna Amalia si spense una sera d' estate fuori al basso del suo vico, senza un lamento. Era venuto il momento per Nanà di mettere in pratica tutto quello che aveva visto e sentito per continuare a vivere: non c'era un ricettario, c'era solo la vista, l'olfatto e I'udito attraverso i quali la madre le dettava il mestiere.

A.L.